venerdì 23 novembre 2012

Animali Domestici


Io e il mio gatto passiamo i giorni a dormire e le notti a vegliare. Siamo animali domestici, noi. Non dobbiamo lottare per sopravvivere, a lui basta recarsi al piatto, a me basta recarmi a lavoro. Faccio le ore che devo fare, maledico ogni minuto di veglia, torno a casa e dormo fino al giorno dopo. Fino a che il sonno non svanisce. Quando ho gli occhi aperti mi limito a pensare e riempire la casa di fumo che potrebbe tranquillamente uscirmi direttamente dalle orecchie piuttosto che dalla sigaretta.
E mi dicono che l’uomo è il solo animale che può godersi appieno la vita. Provo un senso di colpa opprimente per aver costretto il felino che mi dorme accanto a vivere una vita del tutto simile a quella di noi bipedi, che non ha il gusto selvatico della sopravvivenza. 
Adesso mi pare che il genere umano abbia odiato talmente tanto la vita da dover costruire solide mura per tenerla il più lontano possibile, e che tra queste mura abbia ricreato una pallida imitazione che adesso noi animali domestici chiamiamo vivere per paura di morire. 

domenica 8 luglio 2012

Staticità

Ho i piedi piantati in una melma stagnante, vado a fondo, non annaspo, non me ne frega nulla, e non voglio turbare la superficie. Soffoco. É che le cose perdono colore, gocciola via e si unisce alla melma poco a poco, andando a formare la pozza grigia in cui sto scomparendo. Si, penso di essere depresso. In linea di massima non me ne frega nulla, voglio solo lagnarmi e so che distruggerei ogni buon consiglio ritenendolo inutile. Forse sto bene solo qui, forse tutto il resto non m'interessa per davvero. E lo so che non è normale, ma è il mio mondo, pieno di orrori, peró mi piace. Non capisco perchè dovrei vedere le cose in un ottica differente nè come si possa fare a cambiare prospettiva. Tutto ció che esiste, tutto ció che le persone fanno, vivere, mi sembra così inutile. Probabilmente sono i miei occhi ad ingannarmi, e non contemplano l'amore.. Poco importa, la mia realtá ed il mio vissuto, solo questo posso sapere per certo. Non sto bene, e ne sono quasi felice.

domenica 17 giugno 2012

Il dogma dell'amore romantico

Quando dico:
"si, l'amore esite, ma non è -per me- quella favola che mi vogliono far credere, non è quello che mi tiene in vita. Non puó essere lo scopo del mio esistere"

E mi sento rispondere:

"Perchè non ti sei mai innamorato davvero"

Mi suona sempre un poco come quando dici "se Dio esiste perchè i bambino muoiono di fame?" e ti senti rispondere che non puoi capire il disegno divino, ovvero come una sorta di scusa per aggrapparsi ad un'idea che non si vuole mettere in dubbio. Amore vuol dire tante cose, io parlo specificamente dell'amore romantico.

Ci sono due cose ritenute unoversalmente piacevoli,  cui se non ti conformi vieni visto quasi come alieno. Sembrano due dogmi fondamentali di una qualche religione, e sono l'amore e il sesso. L'amore viene visto come il motore che fa muovere il mondo, idea fossilizzata in secoli di storia umana. Una visione molto romantica ed indubbiamente vera per alcuni, ma altrettanto nociva proprio per la sua universalità. Capita di doversi conformare a questo dogma romantico, dover necessariamente ritenere l'amore una sorta di dono divino e doversi adoperare per averne in qualche modo. Le pressioni che vengono fatte alle persone perchè si trovino un partner sono costanti e, a mio avviso, violente, come fosse appunto un'imposizione. Io odio le imposizioni, e forse è questo, tra le altre cose, che mi ha portato nel tempo a distruggere la visione romantica e a mettere in dubbio il dogma. Quando ero piú piccolo mi dicevano continuamente che avrei cambiato carattere una volta che mi fossi innamorato. Una grossa parte della mia adolescenza è passata tra lo sforzo di negare quella ferrea convinzione dei miei famigliari, evitando qualsiasi sorta di rapporto affettivo. Un comportamento sciocco visti i motivi per cui veniva messo in atto. Successivamente peró si è rivelato una buona cosa, in quanto mi ha portato a riflettere sui miei reali bisogni e non sui bisogni che secondo la società dovevo avere ed ai quali mi dovevo conformare. Quando dici che non ritieni l'amore una componente fondamentale della tua vita, la cazzata che ti senti sparare in tutta risposta è, in genere, "non hai ancora trovato la persona giusta", come se, appunto, fosse indispensabile mettere l'amore al centro della propria vita e ritenerlo un qualcosa di divino. Quando dici di non volerti innamorare, le persone non ti credono, come se "volersi innamorare" dovesse essere un desiderio universale. In molti casi, mi rendo conto, si è vittime di fraintendimenti se si mette in dubbio l'amore, la componente emotiva che sta dietro l'ideale comune offusca la capacità di valutare le parole e fa leggere qualsiasi cosa come un'aggressione all'ideale stesso, come se non ci fossero altre alternative che amare l'amore od odiarlo. Non voglio innamorarmi, ad esempio, viene letto in modo contorto. Eppure vuol solo dire che non è componente fondamentale dei miei desideri e non che non possa capitare che ci si innamori, indipendentemente dalla voglia di farlo o meno. Come puó capitare di non innamorarsi anche se si ha un fortissimo desiderio di farlo, e finire per illudersi di essere innamorati piú per amore dell'amore che della persona che si ha davanti.
Per me è uno stress che va a cozzare col bisogno di indipendenza che fa parte del mio carattere, e mi causa costanti conflitti interiori. Non dico che sia una sensazione brutta, l'amore, perchè non lo è.. Ha di fatto tutta una serie di aspetti positivi anche molto marcati, ma non sono sufficentemente irrazionale per leggerci solamente lati positivi. Ed è una sorta di eresia dire una cosa del genere, allo stesso modo è una sorta di eresia dire che non hai uno smodato interesse per il sesso, o che non hai interesse specifico a fare sesso. Poichè anche il sesso è un dogma basato su una cosa ritenuta universalmente piacevole.
In tutta questa pressione sociale che spinge le persone ad uniformarsi a tali dogmatiche posizioni, spingendole a pensare che se si astengono dal sesso e dall'amore si stanno perdendo qualcosa e che devono necessariamente ricercare le due cose in modo frenetico ed ossessivo, mi chiedo quanti siano quelli che si sono davvero fermati a riflettere sui propri reali bisogni.

venerdì 15 giugno 2012

Then someone will say what is lost can never be saved

C'è qualcosa di profondamente sbagliato in me.
Mi sento troppo freddo, distaccato, inumano. Solita vecchia storia. Blocco ogni cosa che possa rendermi anche solo vagamente umano, farmi sentire umano, dato che esserlo non mi piace, e mi ritrovo a contemplare il mondo con occhi gelidi. Nulla è interessante, nulla è utile, nulla è ammirevole e nessuno scopo è capace di infondermi forza. Nel vuoto ed immobile. Odio sentirmi cosí tanto quanto odio sentirmi e comportarmi come un essere umano, e sospetto che siano tutte scuse per continuare ad odiarmi.
Vedo le persone agire da umani senza curarsi minimamente di farlo, le vedo agire in modi che non mi piacciono e che voglio evitare di imitare a costo di soffocare la mia natura. Gli altri sembrano non farci caso, sembrano agire in modo spontaneo, seguendo il loro interesse e la loro natura. Io mi accorgo di non farlo. Mi accorgo che odio molti aspetti della mia umanità, come il bisogno di attenzioni. E forse è umano orgoglio che mi porta a disprezzare chi ne chiede in modo plateale ed a rifiutarmi di farlo a mia volta, in certe occasioni in cui ne vorrei. Sopratutto, non mi sento capace di amare.
[Ricordo che mi dicevi "l'orgoglio è una cosa stupida", ed eri una delle persone piú orgogliose che io abbia mai conosciuto.. Ma sai... Quando sto cosí mi manchi terribilmente. Non ti ho mai dato soddisfazione, ma tu mi capivi. Sono orgoglioso.]

giovedì 14 giugno 2012

Imaginations from the other side



Sento spesso parlare delle maschere che ogni persona si cuce addosso nel relazionarsi con gli altri, con buona pace di chi la pensa così, a me pare un'abnorme stronzata. Nella mia relativa esperienza di vita, di persone che indossavano una maschera ne ho conosciute ben poche e ho limitato al minimo le mie relazioni con esse. Quello che davvero mi spaventa, molto più della maschera (vera o percepita poi?) che le persone possano o meno indossare, sono le maschere che gli altri tendono a cucirci addosso. Sono quelle che vanno davvero strette. Mi pare abbastanza scontato che nessuno riesca a farsi conoscere da tutti a 360 gradi e a specchiarsi negli occhi altrui vedendosi esattamente per come è, l'ego umano è complesso e contraddittorio, nulla di nuovo. La cosa fastidiosa, come dicevo prima, è quel riflesso che nella mente altrui diviene assoluto, ed adesso parlo per me. Ci sono due cose che sopra ogni altra mi danno fastidio nel relazionarmi: i complimenti e le critiche, e i primi mi danno più fastidio delle seconde. Il motivo è molto semplice da spiegare: mentre alle critiche posso rispondere "chi se ne frega" con i complimenti diventa difficile farlo, si risulta scortese e forse lo sono anche, forse sono alienato o troppo introverso, o egocentrico, non l'ho ancora definito bene. O sono solo un solitario cronico. Il motivo per cui quelle due cose mi danno fastidio è altrettanto facile a spiegarsi, non riesco a capire né il motivo per cui vengono fatti né quanto siano, in definitiva, realistici o meno. Per spiegare meglio, posso ben credere di risultare simpatico o antipatico a qualcuno, quello che non so è se lo sono davvero o se è solo il riflesso di me che vive nella mente dell'altro, e nel secondo caso cosa mi cambia sapere o meno di risultare simpatico a quella data persona, nello specifico se di quella persona non m'importa poi molto. La cosa è diversa se si tratta di qualcuno a cui tengo per motivazioni piuttosto ovvie, ma resta l'altro punto ad impantanarmi in tutta una serie di speculazioni sul mio essere che non portano a niente e mi accorgo che il relazionarmi non mi aiuta, come dice che dovrebbe fare il mio psicologo, a chiudere il mio senso di me, piuttosto me lo fa perdere del tutto. Sono simpatico? Sono introverso? Sono estroverso? Sono intelligente? Sono stupido? Sono irascibile? Sono paziente? Persone diverse darebbero pareri diversi a riguardo, mentre a me risulta di comportarmi in modo coerente con me stesso in ogni caso. E si direbbe che indosso maschere o sono falso, è probabile, quando l'intento non c'è per nulla.
Tornando a discorsi più generici, le persone tendono a farsi un'idea di chi hanno davanti basata sulla loro limitata percezione dell'altro e troppo spesso si aspettano che l'altro si attenga a quell'idea, finendo per rimanere deluse ed attribuendo la colpa all'interlocutore, o addirittura finendo per trovare il modo di confermare la loro idea leggendo a modo loro gli atteggiamenti altrui. Sono queste le maschere che più delle altre mi spaventano e causano un fortissimo stress ogni volta che mi trovo a relazionarmi, il gioco degli specchi così fragile da cui non trovo uscita e che mi fa sentire imprigionato in vestiti che gli altri mi mettono addosso e che, inevitabilmente, mi vanno stretti e mi confondono le idee. Io so chi sono, nella mia solitudine, con me stesso, e su quello non ci piove, però è un sapere di essere parziale. Non ho idea di chi sono in relazione agli altri, ed i messaggi contraddittori che mi arrivano non mi aiutano di certo a definire questo altro aspetto di me, poiché ogni volta che me ne arriva uno tendo a mettermi in dubbio e finisco inevitabilmente per non condividermi o non condividere l'immagine di me che mi viene riflessa. Non mi ritengo, ad esempio, intelligente e mi infastidisce molto che mi considerino tale, poiché pare che poi ci si aspetti da me che, coerente con ciò, io non faccia mai battute cretine. Gli occhi delle persone sono come gli specchi deformanti del capannone del circo... rimandano un'immagine vera e falsa al tempo stesso, ma che troppe volte viene ritenuta assoluta. Anche i miei, non me ne tiro fuori.

venerdì 18 maggio 2012

Beauty

Non ci sono molte scene dei film che mi hanno commosso, ma tra quelle pochissime al primo posto metterei questa:




Banale, direi. Ma il discorso che lui fa, lo sento molto mio. Ed il sacchetto di plastica che danza è davvero di una bellezza sconvolgente. 
Sono quelle cose piccole, scontate, che non notiamo nella nostra vita indaffarata, che neppure ci fermiamo ad osservare. So che è una considerazione ovvia, ma sono le cose ovvie, proprio perché semplici, quelle più difficili da capire.


La premessa è per dire che non mi è facile capire me stesso, sono così pieno di contraddizioni che perdo il senso, e mi rende triste constatare che inevitabilmente agli altri arrivo in modo parziale. Ma non voglio trovare soluzione a questa confusione.
Stamani mi sono svegliato ed ho realizzato che non mi piace il romanticismo. Mi piacciono le persone romantiche, che hanno una visione così distante dalla mia, spirituale, che danno un valore estremo ai sentimenti. Ma il romanticismo in se, a me non si applica. 
C'è qualcosa che mi turba profondamente nell'ipotizzare di vedere il mondo con gli occhi di un romantico, anche se credo di essere romantico anche io sotto certi aspetti. 
C'è un rendere eccezionali e complicate le cose semplici che mi inquina la bellezza, nella visione romantica. Il sacchetto di plastica che vola è bellissimo, proprio perché è banale, se non lo fosse, se lo si complica con troppo romanticismo, perde la sua bellezza. E così tutto il resto.

I think I'm paranoid



Vedo cose decisamente divertenti/deprimenti. 

Vedo persone giudicare e non voler essere giudicate, normale, ovvio. Ma è triste, è una spirale da cui non mi riesce di trovare uscita, e mi blocca pensare che qualsiasi cosa uno faccia può ferire un'altra persona. Se mi metto a rifletterci seriamente, mi viene da pensare che non mi sento in diritto neppure di mangiare l'insalata, perché è un essere vivente. Credo sia una forma di paranoia che mi rende sbagliato e inadeguato.

La riflessione nasce da quella che oserei definire la regola fondamentale delle interazioni umane:

"Fai agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, e frigna come una patetica protoscimmia se ti rendono il favore"

Come dicevo ad inizio post, alle persone non piace essere giudicate ma piace giudicare. Forse mettendo questo distacco riescono a sentirsi migliori, mortificano gli altri per puro gusto personale, ma non penso sia il solo motivo. C'è anche una leggerezza in ciò che da una parte mi appartiene e dall'altra mi disgusta. In fin dei conti, neppure a me piace dover stare a pensare a tutte le implicazioni delle cose che dico ogni volta che apro bocca, non lo faccio semplicemente, sarebbe pesante, stressante e disumano. Parlo e a volte dico cose che vanno in contraddizione con tutti i miei principi, sono un animale, lo so, ne sono consapevole, sono un mostro, un essere umano, rinchiudo in me stesso il "bene" e il "male". Ciò che realmente mi disgusta è la pretesa. Per spiegarmi meglio devo fare degli esempi: religiosi che sentenziano su tutto e su tutti, e che poi si risentono quando sentenzi sul loro credo e pretendono rispetto; omosessuali che sputano stereotipi e si arrabbiano quando sono gli altri a sputarne a loro volta; persone che giudicano gli altri ma pretendono il rispetto del loro modo di essere. 
Alla fine credo conti solo l'intenzione. Ma la pretesa mi da fastidio, la lagna che consegue la ferita, è una cosa che non possiamo pretendere, il rispetto, se noi per primi non ne diamo agli altri. Se noi per primi non stiamo attenti a non far male a nessuno, non ci possiamo sorprendere e risentire del fatto che gli altri non stiano a loro volta attenti. E rispettare tutti è umanamente impossibile. Penso sia impossibile anche evitare di ferire qualcuno, la nostra stessa esistenza, l'esistenza di ogni creatura, è causa anche di sofferenza. Ho avuto una conversazione terminata con la frase "anche se faccio male a qualcuno non crolla il mondo".. ma il nostro mondo crolla quando ci fanno del male. 

E mi sento un cretino, stando qui a farmi paranoie immense su tutte le conseguenze delle mie azioni, e sapendo che alla fine mi è inevitabile comportarmi in modo scorretto nei confronti di qualcuno, mentre a qualcun altro non importa un cazzo di fare del male nel suo allegro sciorinare stronzate.